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Una statua dimenticata

Una statua dimenticata

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Titolo Una statua dimenticata
Autore Massimo Lenzi, Paola S. Caforio
Pagine 106 ppgg.
Prezzo 17,00 €
Tipo Rilegatura Brossura
Mese e Anno Pubblicazione n/d
Illustrato n/d
Dimensioni n/d
ISBN n/d

La statua di Costanzo Ciano? I pezzi sono in Sardegna
il Tirreno — 05 giugno 2009 pagina 11 sezione: LIVORNO

LIVORNO. Tutto è cominciato nell’estate del 2007 durante una gita in Sardegna. E qui, nell’Isola di Santo Stefano in una cava di granito, Massimo Lenzi e la moglie Paola Stefania Caforio, hanno visto con i propri occhi quello di cui si è tante volte sentito parlare anche qui a Livorno e cioè i pezzi della colossale statua di Costanzo Ciano che avrebbe dovuto ornare il mausoleo del famoso gerarca fascista livornese che, sebbene fatiscente, tuttora domina Monteburrone.

Quella statua, che rappresenta Costanzo Ciano con l’abito da marinaio ed il cappello sud-ovest in testa, in realtà non è stata infatti mai completata, come pure il mausoleo, essendo nel frattempo caduto il regime fascista di cui la famiglia Ciano rappresentava un importante tassello. E così Massimo Lenzi e Paola Stefania Caforio, entrambi insegnanti nelle scuole elementari e già autori di vari saggi di storia locale, hanno voluto ripercorrere la storia della famiglia Ciano.

Recentemente pubblicato dalle “Edizioni Il Campano” di Pisa il volume, che si intitola Una statua “dimenticata”, parte da un quadro biografico di Costanzo Ciano nato il 30 agosto 1876 da Raimondo, capitano marittimo, ed Argia, una famiglia proveniente da Napoli, ma di lontane origini greche.
La narrazione si snoda poi attraverso l’ingresso in Accademia Navale, le vicende familiari, le sue imprese durante la Grande Guerra sui Mas ovvero quelle di Parenzo, Cortellazzo e Buccari, quest’ultima, famosissima, insieme a Gabriele D’Annunzio.

Abbiamo poi l’adesione al fascismo e la sua scalata sino ai massimi livelli del regime, potente ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni, periodo durante il quale dette vita ad una numerosa serie di opere pubbliche nella sua Livorno. Fu quindi Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni sino alla morte avvenuta il 26 giugno 1939. La pubblicazione descrive però anche gli altri esponenti della famiglia come il fratello Arturo, co-fondatore della fabbrica di siluri Whitehead-Motofides, oltre agli altri due fratelli Alessandro e Gino Ciano.

La seconda parte del volume è invece dedicata al suo primogenito Galeazzo Ciano, nato a Livorno nel 1903, destinato a divenire marito di Edda Mussolini e perciò genero del duce. Una parentela acquisita che certamente facilitò la sua carriera politica arrivando alla prestigiosa carica di ministro degli esteri, ma che non lo sottrasse al plotone di esecuzione nel gennaio del 1944 dopo il processo di Verona che aveva coinvolto quanti avevano votato contro Mussolini nella drammatica seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 decretando in pratica la caduta del fascismo.

Nelle ultime pagine viene infine tracciato il ritratto dei tre figli di Galeazzo e cioè Fabrizio, “Dindina” e Marzio.


Roberto Riu