Il Tempio senza mercanti. La morte in croce come segno di gloria
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Il tema del segno è un caposaldo riconosciuto dell’impianto teologico del IV Vangelo; in esso e attraverso di esso l’evangelista salda insieme fatto e interpretazione, contenuto e comunicazione, messaggio e appello, narrazione e coinvolgimento, in una dinamica che interroga l’ascoltatore.
Giovanni comunica un evento, un’esperienza posta nella storia che è foriera di una polarizzazione nella storia stessa e che chiama a prendere posizione senza possibilità di scampo o sospensione. Così come il segno di Cana, la guarigione del cieco nato, la resurrezione di Lazzaro e altri ancora, è forse, nella teologia giovannea, anche la morte stessa di Gesù un segno, e un segno giovanneo? Se la morte di Cristo è un segno, allora ha non solo un contenuto inalienabile di carattere storico ed esperienziale, ma anche una capacità proiettiva di comunicazione, in un certo senso mette in atto una capacità di raggiungimento sacramentale, in presenza operante perché interpellante, nei confronti dell’ascoltatore.
Se si tratta di un segno, allora esso entra in una dialettica responsabile e mai automatica con la fede, agendo da “pietra di scandalo”. La croce è infatti vista da Giovanni nella sua valenza soteriologica; ma nel momento in cui, a partire dalla croce, si compie l’attrazione, tutti coloro che non si lasciano attrarre vengono giudicati.
Il testo è corredato da un’appendice che propone una particolare lettura della glorificazione in croce di Gesù, attraverso il dramma oratoriale della Passione di Johann Sebastian Bach. La chiarezza del messaggio veicolato dalla musica è illuminante e feconda di intuizioni non altrimenti esprimibili con mezzi solamente linguistici, ma facilmente fruibile da chi desidera arrivare al centro del mistero della croce che salva.
Quando Bach legge i testi evangelici sui quali compone le sue Passioni li sviscera e li approfondisce fino a trovare l’idea essenziale. Egli modella il periodo musicale su quello del testo, dal quale sembra nascere naturalmente, parlando un linguaggio ancora comprensibile come mai più è accaduto nella letteratura musicale! Con la sua pittura poetica e simbolica il musicista ha saputo cogliere il messaggio centrale del segno della croce nel IV vangelo.
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Tony Caronna - Enza Maria D’Angelo
Tony Caronna è nato a Partinico nel 1970. Dopo aver ottenuto nel 1997 il Baccellierato in Sacra Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Giovanni Evangelista” di Palermo, consegue nel 2002 la Licenza in Sacra Teologia, con indirizzo specialistico in Teologia Biblica. Attualmente è docente di Religione presso il Liceo Scientifico “Santi Savarino”, di Sacra Scrittura presso la Scuola Diocesana di Teologia di Base ed è stato docente di Metodologia e Didattica dell’IRC e del Corpus Ioanneum presso l’Istituto di Scienze Religiose “Ignazio Sgarlata” di Monreale.
Dottorando di ricerca in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Giovanni Evangelista” di Palermo, con una tesi nell’ambito degli studi giovannei. Associa alla sua ricerca teologica l’amore per lo studio della musica, che lo vede impegnato presso il Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo nel percorso di Laurea in Didattica della Musica.
Enza Maria D’Angelo è nata a Partinico nel 1972. Dopo aver ottenuto nel 1995 la Laurea Magistrale in b presso l’Università degli Studi di Palermo, consegue nel 2005 la Laurea in Lettere con indirizzo storico-geografico e nel 2008 la specializzazione in Materie Letterarie e Latino presso la Scuola Intersiciliana di Specializzazione per l’Insegnamento nella Scuola Secondaria di I e II grado (SISSIS).
Attualmente è docente specialista di Lingua Inglese presso il II Circolo Didattico “Capitano Polizzi” di Partinico. L’interesse per la musica, cui ha indirizzato i suoi studi universitari nell’approfondire la ricerca sulla storia della musica e sull’antica musica greca in particolare, la vede impegnata presso il Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo nel percorso di Laurea in Didattica della Musica.






