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Prott!

Cattolici e coscienza civile in Italia dall'Unità a oggi

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Titolo Prott!
Autore Giovanni Catania
Pagine 36 ppgg.
Prezzo € 4.50
Tipo Rilegatura spillato a sella
Mese e Anno Pubblicazione gennaio 2017
Illustrato Si
Dimensioni 20x26cm
ISBN 9788865283684

 

Con inserto e poster: Euro 6,00

E se, sia Pappalardo che la Bibbia hanno parlato di ricominciare, di rinascita, di ritorno allo zero per ripartire da capo, beh, allora un motivo ci sarà. E ce ne saranno voluti secoli per teorizzare questo fantastico modus operandi tipico degli scommettitori seriali, dei peccatori incalliti, o semplicemente di chi è troppo pigro per impegnarsi a portare avanti un qualcosa di già cominciato, chiudendosi in una lunghissima catena di zeri che non vedono poi, mai una fine. E forse ci vuole poco buon senso, e sicuramente coraggio, per prendere decisioni di questo calibro, affacciati alla società occidentale degli ultimi cinquant’anni. Procrastinare Repentinamente alle Ovvietà Tardamente Tradotte. Perdurare Romanticamente Omettendo di Temere i Tuoni (o i Tuorli). O semplicemente, Pensare di Riuscire Ostinatamente a Trovare un Tesoro. Ma Prott è un’onomatopea. Oppure, un’onomatopeica epopea alla creazione di un mondo, e un modo ostinato di vedere e vivere una realtà che sappiamo esistere, e che non molto facciamo per cambiare, e che cerchiamo di camuffare. C’è chi ha deciso di correre in mezzo ai fucili del femminismo, a spalle larghe come la Croce Rossa, progettando armi di indignazione per stuprare tabù, tribù e convenzioni. Chi invece, nel silenzio delle montagne, considerato uno zero persino dalla Coldiretti, continua a lavorare alle radici della storia dell’uomo, tra terra, vanghe e camicie di flanella a quadri. Niente libri e niente barbe. Niente tatuaggi e niente piercing. Chi decide di ritornare allo zero, e chi invece decide di non allontanarsene mai. E poi, chi da zero, dall’estremo Oriente, riesce prepotentemente a farsi spazio tra gli occidentali, a suon di trip e onomatopee degne di una fagiolata con Bud Spencer. E i più poetici come nel gioco dei Sognatori, sanno che ogni poema è una petizione e ogni petizione è un poema. Decidono di parlare e fare, e spiegare, e obbligare questo ritorno allo zero, già teorizzato dai Bizantini, in un Sud America tutto da riscrivere, su delle pagine forzatamente bianche, a discapito forse anche del passato. C’è chi sfiora il suicidio, chi inscena la sua morte nella sua station wagon di merda per pubblicizzare uno dei brevetti più fallimentari della storia. E chi si fa forza, e continua a studiare, e a lottare, puzzando di cane, sudore, e terra, e decide di usare uno zero per demolire le sue paure e costruirci sopra un sogno. Un sogno che puzza di cane, ma pur sempre un sogno è.

E le rubriche, telefoniche e non, e le lettere d’amore. E le lettere minatorie. E le motoseghe amiche degli zombie e quelle ore spese seduti su quel trono che ci rende tutti uguali sotto questo cielo, su questa terra, e con un frammezzo di merda, saranno servite a qualcosa. Magari non farà riflettere, magari non sarà utile e magari la carta non va nemmeno bene per soffiarcisi il naso. Ma cazzo se fa ridere!

 

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