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Selected Poems

Selected Poems

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Titolo Selected Poems
Autore John Mitchell
Pagine 146 ppgg.
Prezzo € 10,00
Tipo Rilegatura Brossura
Mese e Anno Pubblicazione dic 2011
Illustrato no
Dimensioni 13x21
ISBN 9788865280935

Appena ho letto "Jenny la stampante", nelle perfette terzine della versione originale inglese e nella traduzione italiana, limpida e dalla metrica più franta, per un riflesso quasi istintivo ho pensato a un Dante rifatto però nell'ottica modernista di Eliot. Tutta la poesia di John Mitchell è così. Classica e moderna, e con una vocazione che sa essere insieme spesso ironica e sempre etica.
Compare nel libro la campagna del Kent con le campane delle chiese che rintoccano e dove i cimiteri sono "giardinetti di Dio". Ma compaiono anche tanti nomi di luoghi lontani, che fanno pensare a una vita di viaggi. Il Giappone, i Balcani, il Bengala, l'Egitto… Le città sono viste di scorcio, attraverso un particolare che le connota in modo preciso o sconvolgente. Tokio è tutta nei giornali che presentano un terremoto come "un lieve moto di porte scorrevoli". Il Cairo si riassume nel ricordo di un uomo che portava per strada sulle sue spalle un pianoforte visto da un balcone tra le risate mentre compiva questa impresa buffa e straniante. È il ricordo che libera "del tipico disprezzo occidentale" provato allora e trasferisce l'assurdità di quella impresa in una dimensione più universalmente simbolica.
Se tutta la poesia, come il linguaggio, è intimamente simbolica, questa poesia in particolare non si compiace di atmosfere simboliste e romantiche. Tra i maestri del Novecento inglese, mi richiama non Yeats, con le sue grandiose visioni e ierofanie, ma piuttosto l'Auden oraziano di Grazie nebbia. C'è un dominio razionale sui contenuti, mai troppo rigido né tanto meno dogmatico. La qualità narrativa e ironica è alta. Il lettore ne godrà leggendo ad esempio testi come "L'uomo-gatto al suo cane", con quella strepitosa asserzione secondo cui i cani, con la loro fedeltà e la loro ubbidienza sono "sempre membri di partiti", o come "Cocktail party", imperniato su una micidiale gaffe mondana, o come "Pro extremis", con l"idea che non siano le dita delle mani ma quelle dei piedi a produrre uguaglianza e fratellanza tra gli esseri umani . Belle le immagini di
epifanie animali, della gattina nera e dalle zampe bianche "visitatrice discreta/di sé sempre ben sicura/mai dubbiosa del suo charme", del greyhound infangato e affettuoso.
Tra le poesie di questo libro, un rilievo particolare assume per me quella intitolata "Nubi", con il suo andamento musicalmente felice, con le sue quartine in cui due versi rimano regolarmente: un testo che contiene una grande pacata meditazione sull'essenza della vita umana. "Quel cielo azzurro non è come noi/è troppo ceruleo, è troppo sereno".
Gli esseri umani sono invece simili alle nubi. Le nubi che cambiano forma, che sono "qualche volta grandi asserzioni bianche/della magnificenza dell'empireo;/altre volte, corrusche e tenebrose…". Per il lettore italiano, grazie anche alla bellezza solenne e classica della traduzione di Renato Ferraro, non sarà difficile pensare a certe cadenze meditative e descrittive del sonetto "Alla sera" di Foscolo. John Mitchell sa, alla fine, che c'è soltanto un modo per cui la poesia, quest'arte negletta e non richiesta, può assolvere alla sua funzione.
È quello di fare come i monaci di clausura che pregavano per il mondo e per l'anima umana. Anche la poesia, a ben vedere, è una forma di preghiera. E soprattutto è la poesia che, come fece la devozione dei monaci, tiene viva la pietà, il sentimento che più di ogni altro rafforza l'uomo nel suo essere uomo. Il lettore uscirà rafforzato dalla lettura di un libro come questo.

Giuseppe Conte

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John Matthew Mitchell

John Matthew Mitchell è stato assunto dal British Council nel 1949, subito dopo la laurea a Cambridge, dove era borsista al Queen's College. La sua prima destinazione all'estero è stata Vienna, le successive in Egitto, Giappone, Jugoslavia, Pakistan Orientale (oggi Bangladesh) e Germania. Ha tenuto corsi di letteratura nelle Università di Vienna, Cairo e Tokio.
Nel 1976 gli è stata conferita la decorazione di CBE (Commendatore dell'Impero Britannico). Ha concluso il suo servizio presso il British Council quale Vice Direttore Generale, a Londra, ed ha lasciato il servizio attivo nel 1985.
Nel 1986 ha pubblicato il libro International Cultural Relations. Da pensionato ha fatto parte di vari Comitati culturali, è stato Presidente dell'Institute of Linguists, ed è anche traduttore professionale dal tedesco e francese in inglese.
Si è intensamente interessato alle lingue e alle culture dei Paesi nei quali ha operato. Di ciò si coglie traccia nella selezione delle sue poesie, scritte negli ultimi sessant'anni.

 

 

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