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Polvere d'eternità su carte di castità: magia, o poesia?

Polvere d'eternità su carte di castità: magia, o poesia?

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Titolo Polvere d'eternità su carte di castità: magia, o poesia?
Autore Giorgio Uldanck
Pagine 54 ppgg.
Prezzo € 10,00
Tipo Rilegatura Brossura
Mese e Anno Pubblicazione aprile 2012
Illustrato no
Dimensioni 13x21
ISBN 9788865281178

 

Giorgio Uldanck, un nome che è di per sé segno e simbolo " suono " di qualcosa di sommerso, quasi fosse un cercatore del Graal, un cavaliere giovane e prode di quella Tavola Rotonda mistica e guerriera che Chrétien de Troyes pone nel fantastico regno di Camelot. Quasi scorresse in lui il "sangue reale" della poesia, che per lui non è chiacchiera o vano discorso… ma silenzio ascoltato, fango del fiume che scorre verso il mare immenso dell'essere. Eppure egli, pur tuffandosi negli oceani dei suoni e dei significati, non si separa dalle realtà profonde dell'essere. È un "trovatore" di emozioni e verità invisibili che si possono solamente intuire od indovinare. Come dice Lawrence Ferlinghetti in un suo strano saggio su cosa è la poesia: "Ode il bisbiglio / di elefanti e vede / quanti angeli danzano / su una punta di spillo". Certi versi del giovane poeta, sempre raffinati e curati come le parole fossero lamine delicate d'oro da lavorare e mutare continuamente, sono " nello stesso momento " corporei e spirituali, lievi e profondi, reali e aperti ad altre/diverse dimensioni dell"essere, filosofici e sensuali, sussurrati appena e liberi dalle strette corde del tempo che annulla. Quasi il suo poetare fosse un soffio di vento che nasce dalle vene pulsanti di sangue e da una mente che non s'avvede di confini (e non reputa necessario urlare per farsi sentire). Una lotta contro il silenzio, l'ipocrisia, l'esilio, la banalità, l'inganno. Il suo toccare l'ineffabile bellezza della vita, gustandone il miele segreto (o desiderando di farlo), mi ricorda Der Tod in Venedig di Thomas Mann e l'affascinante figura di Tadzio che si tuffa nel mare dopo aver guardato la riva e aver incrociato il suo sguardo gioioso/giocoso con quello vissuto e disperato dell'anziano Gustav von Aschenbach.

Scrive Giorgio Uldanck, d'altronde, in una pagina immacolata e bianca: Ho fotografato la nudità dei miei sensi: l'eterno scatto di un bacio mai donato. I suoi versi, a volte impalpabili eppur terreni, mi riportano ai Fedeli d'Amore e alla loro ricerca del mistero della creazione (e quindi dell'essere) nell'amore intravisto, sognato, desiderato, immaginato, sublimato… quasi fosse specchio, riflesso fuggitivo ed eterno, di un Dio nascosto e presente in ogni cosa. Egli stesso si dice tessitore di sogni: (…) Creo scie evanescenti di un volere negato, rapito nel profondo enigma dei sogni taciuti. Nei raggi notturni, nell'ombra dei sogni. La sua tela, lucente e misteriosa come quella di un piccolo ragno, cerca di catturare per un attimo il sole/la luna e decifrare le parole amore e vita in mille significati sottili e possibili (o futuri). Nelle sue poesie, talvolta con forme quasi impreviste, si sente, malgrado la sua giovane età, la presenza di ruscelli e rii, anche culturali e letterari, che hanno bagnato la sua conoscenza e il suo pensiero.

Non gli interessa essere contemporaneo, ma profondo ed inatteso (forse pure inattuale). Giorgio tesse i suoi versi in modo diverso, tanto da fare assomigliare le sue ritmiche composizioni, a volte, ad antiche forme di poesia e a prosa poetica, per poi arrivare in altri momenti all'essenzialità fatta di rapidi graffi nello spazio breve dell'esistenza e dell'esistente. È sicuramente un poeta riflessivo e anche d'amore… ma d'amore per la vita breve. Le sue parole diventano confini trasparenti, tenui, fra ciò che è dentro e ciò che è fuori, fra il tempo che scorre e l'essere oltre il tempo. Fine tessitore e distillatore d'emozioni, non vi si specchia come un Narciso. Giochi di luce e d'ombre nelle pagine della sua prima opera, fra i rami dell'albero misterioso della vita, sembrano respiri che velano il vetro sottile della percezione di una magia fisica e cosmica, universale e particolare. Non è frettoloso e non ama la sciatteria. Sa affondare la sua lingua nella lirica e nella logica del vivere, mutando i pensieri e le intuizioni in miele di versi che stregano per la loro leggerezza e profondità, senza mai stancare o inutilmente ripetersi.

Sapienza rara in un giovane, poiché è più facile farsi prendere e travolgere da un linguaggio facile e rumoroso. S'avverte una trama delicata e decisa in tutte le sue composizioni, che si articolano in un altalenarsi e susseguirsi di forme diverse… simile al brillare, al separarsi, della luce fra le sfaccettature diverse di un cristallo o nelle diverse parti dell'essere e dell'esserci. Antichi echi attraversano la sua scrittura. Il luccichio cauto e misurato delle parole è l'esprimersi e l'emergere di un pensiero profondo… notizie o sillabe che provengono dalla frontiera della coscienza e della conoscenza.

Giorgio Uldanck è capace di parlarci del silenzio e dei silenzi, delle stelle che vede, del corpo che sente e dell'anima che intravede. Non si illude e mastica l'erba dolce / amara dell'essere: Siamo fatti di vocaboli e d'interpunzioni. Piccoli tasselli della nostra biografia, già scritta nelle arterie del tempo. A volte però pare cercare altro, quasi una mistica dei sensi… che si risolve in una sorta di laica religione del presente, unica ragione del divenire. Quasi la vita non fosse toccata e fuga senza importanza, ma l'unica possibilità di vivere la sostanza dei sogni… anche se per un solo attimo. Un breve sorso di cielo o di terra lo esalta più di un'eternità inventata. Si è perfetti nel capire se stessi: non l'artificiale parvenza di un "noi" manovrato dall'altrui disio.

Alessandro Scarpellini

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Giorgio Uldanck

Giorgio Uldanck è nato a Pisa il 21 settembre del 1994. Attualmente frequenta l'Istituto Tecnico Commerciale "A. Pacinotti" a Pisa. Lo studio dei poeti Classici, in particolar modo di Saffo, lo hanno avvicinato alla scrittura, stimolandolo al punto da pubblicare questo suo primo lavoro: Polvere d'eternità su carte di castità: magia, o poesia?

 

 

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